Restiamo in tema delle novità che sta preparando il Ministro Gelmini  in questo operosissimo mese di agosto, e parliamo di Conservatori.

Su “La Repubblica” on-line del 31 luglio è apparso questo articolo: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/scuola_e_universita/servizi/gelmini/condotta-conservatori/condotta-conservatori.html.

Nell’ultima parte, viene riportata una dichiarazione che non mancherà di preoccupare studenti e docenti dei Conservatori italiani:  “Settanta Conservatori sono troppi. Dobbiamo selezionarne solo alcuni. Degli altri, se proprio vorranno, se ne occuperanno gli enti locali”, ha annunciato il Ministro Gelmini.

Progetto sui Conservatori della Proposta di Legge Carlucci-BarbareschiQuesto mi sembra sia perfettamente in accordo con quanto delineato nella Legge Quadro per la riforma dello spettacolo dal vivo, a cura degli Onorevoli Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi (rileggete il nostro post con tutti i particolari e i documenti originali al link http://lnx.classicaviva.com/blog/2008/06/19/leggiamo-la-proposta-di-legge-quadro-carluccibarbareschi-sullo-spettacolo-dal-vivo/). Nell’immagine qui sopra, ho estratto la slide di Carlucci che riguarda i Conservatori: si vede bene che va esattamente nella stessa direzione tracciata dal Ministro Gelmini. Con in più, il discorso sul numero chiuso da istituire nei Conservatori.

Vedremo se questo sarà il prossimo passo del Governo. Direi che, vista l’appartenenza all’area governativa, le proposte di Legge Carlucci Barbareschi hanno ottime possibilità di trasformarsi ben presto in effettiva legge.

Resta da capire cosa ne sarà dei Docenti dei Conservatori che verranno “ridotti”, per usare l’eufemismo utilizzato nella proposta di Legge Quadro. E dei loro studenti, naturalmente, a metà del proprio percorso formativo. Per non parlare delle speranze di occupazione futura per i poveri diplomati in musica. Onestamente, il futuro non appare molto promettente per il mondo dei Conservatori. Ne parliamo? Cosa ne pensate? Scriveteci.

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  4 Risposte a “Ministro Gelmini: settanta Conservatori sono troppi…”

  1. Ragazzi Ines ha creato una chat che si chiama chatta con classica viva dove possiamo chattare si trova alla destra della schermo

  2. Sono un docente di conservatorio da diversi anni, con attivita’ concertistica in Italia ed all’estero.Ma vi pare che dei conservatori di musica si debbano occupare due persone come Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi, che non sono mai entrati mai in questi istituti!!!Perche’ non si occupano di un campo piu’ affine al loro.” Sutor non ultra crepidam”,dicevano i latini.

    • condivido il pensiero del signor melchiorre…come possono esprimere un giudizio etico professionale due ex presentatori di cabaret?E’ ora che in parlamento si facciano dei tagli abbondanti, altro che tagli nelle scuole…mi fermo qui poichè sono troppe le cose che dovrei esprimere e poi mi faccio prendere la mano e…non è il caso…
      povera Italia!!!!!!!!!!

  3. MINISTRO GELMINI, QUELL’ESPRESSIONE NON VA ………E NON SOLO

    Alla cortese attenzione dell’onorevole Mariastella Gelmini
    e p.c. Presidente CNUDD Prof. Paolo Valerio

    Oggetto: osservazioni sull’espressione “studenti diversamente abili” utilizzata nel decreto per i criteri ripartizione stanziamento per interventi studenti diversamente abili anno 2008
    Illustrissimo Sig. Ministro,
    sono un operatore che lavora da anni nel campo della disabilità e in particolare nei Servizi universitari di supporto agli studenti universitari con disabilità.
    Le scrivo sollecitato dalla lettura del Decreto Ministeriale 28 agosto 2008 prot. n. 159/2008, da Lei firmato, in cui campeggia l’espressione “studenti diversamente abili”, sulla quale vorrei proporLe alcune brevi considerazioni.
    Mi permetta di partire da una frase illuminante di Giuseppe Pontiggia apposta come dedica a un suo bel libro: «A tutte le persone disabili che lottano, non per diventare uguali agli altri, ma se stessi». Tale dedica ci interpella tutti, nessuno escluso.
    In nessun ambito della vita le parole sono chiacchiere, tantomeno nell’ambito del sistema formativo formale (quello di Sua competenza come Ministro): nella correzione dei temi contano perfino gli accenti e gli apostrofi, si immagini quindi il peso specifico delle parole! La mia non vuole essere una mera disputa lessicografica o semantica, nell’uso di certi termini sono in ballo questioni più profonde, che concernono il rispetto vero delle persone, delle loro storie di vita e della loro condizione esistenziale.
    L’espressione “studenti diversamente abili” è sempre più diffusa nel mondo dell’informazione e della politica, ma moltissimi fra i più competenti, preparati e appassionati operatori italiani nell’area delle disabilità hanno eccepito vigorosamente su di essa. Le riporto alcuni esempi: la teologa Adriana Zarri scrive che questa «ridicola e ipocrita definizione rappresenta il colmo dell’imbarbarimento e, in fondo, dimostra una mancata accettazione di uno stato di difficoltà»; Andrea Pancaldi parla di termine «carico di ambiguità»; il giornalista Franco Bomprezzi denuncia una «deriva linguistica che, nell’enfatizzare le capacità di alcuni, ignora le persone con maggiori difficoltà». Carlo Giacobini, poi, descrive il “neologismo” con acuta ironia come «un ansiolitico linguistico, utile al massimo a mettere in pace la coscienza di coloro che non si sono mai fatti carico sino in fondo di questi problemi».
    Personalmente ritengo che si tratti di un tentativo maldestro di “sdoganare” le disabilità, rimuovendo (o se si preferisce camuffando) le difficoltà reali che assillano giorno per giorno gli studenti universitari con disabilità. Invece di lottare per affermare nella prassi quotidiana il diritto all’uguaglianza di opportunità, si inseguono goffamente modelli efficientisti ed estetici. Qualcuno potrebbe obiettare che l’espressione mira a valorizzare le abilità residue (quando ci sono), il che è sicuramente doveroso ma ha come indispensabile presupposto il riconoscimento leale e oggettivo delle limitazioni delle attività, non la loro rimozione attraverso operazioni di ‘cosmesi comunicativa’.
    L’inserimento e l’inclusione sono possibili, da una parte, mediante provvedimenti amministrativi che favoriscano i progetti di vita indipendente di ciascuno (e quindi mettendo in campo investimenti); dall’altra, attraverso processi culturali di accettazione lunghi e complessi, che non solo non passano attraverso la proposta di nuove e ambigue definizioni ma possono addirittura essere da esse ostacolati.
    Gli studenti universitari con disabilità hanno bisogno di servizi, e non di questi biglietti da visita ingenui, e anche fuorvianti.
    Infine, vale la pena ricordare che il termine diversamente abile non ha nessun rigore scientifico, né alcuna valenza sul piano legislativo ed è intraducibile in altre lingue. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, che il 22/5/2001 ha approvato la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, suggerisce di usare il termine “persone disabili” o “persone con disabilità”.Mi auguro, Sig. Ministro, che non voglia liquidare questa mia lettera come un semplice esercizio di pedanteria e puntigliosità semantica, ma intenderla come un piccolo contributo sulla strada da percorrere per la piena promozione dei diritti di cittadinanza delle persone con disabilità e per la creazione delle condizioni perché possano essere se stesse e non quello che noi vogliamo che siano.
    E allora, mi creda Sig. Ministro, tutti noi saremo più autenticamente noi stessi.

    Napoli 19/01/2009
    Carmine Rizzo

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