Edgar Degas, L'Orchestre de l'Opéra, 1870Qualche giorno fa, a questo blog è perventuo un commento,  eccolo: http://lnx.classicaviva.com/blog/2008/03/24/podcast-del-forum-di-discussione-sui-conservatori-parte-iii/#comment-971

Il nostro gentile lettore Giorgio ci invitava ad approfondire il tema degli orari dei Docenti di Conservatorio, e scriveva: “Parlate anche del MOSTRUOSO CARICO DI LAVORO dei Docenti dei conservatori: 12 ed anche 9 NOVE ore settimanali di lezione da novembre a giugno, 4 quattro mesi di ferie! Gli studenti dei conservatori italiani usufruiscono così di poche decine di minuti di lezione e non imparano nulla, [...]“

Dunque dunque, caro Giorgio, lei tocca un tema molto importante. La quantità di carico di lavoro di una categoria in particolare, in questo caso i Docenti dei Conservatori. (Ma potremmo partare, per estensione, anche degli altri Docenti AFAM, ossia quelli delle Accademie di Belle arti, e dell’Accademia di Danza). Questo argomento viene spesso tirato in ballo, chissà perché, sempre contro la categoria dei docenti, qualsiasi materia essi insegnino. Capisco: sono stata docente di ruolo nelle scuole statali per molti anni e conosco molto molto bene questa obiezione. Insomma, è facile guardare all’orario di servizio “frontale”, cioè in classe, con gli studenti, e decidere che una categoria di persone lavora troppo poco. Ma… cerchiamo di approfondire un poco, con la massima serenità possibile, questo discorso. Perché si tratta di un discorso molto importante.

Dunque, immagino che siamo tutti d’accordo sul fatto che non tutti i lavori siano uguali e vadano retribuiti allo stesso modo (tanto è vero che la disparità di retribuzione tra, mettiamo, un operaio non specializzato ed un grande Manager può anche presentare un fattore di moltiplicazione elevatissimo – esempio: 1.000 Euro mensili contro 100.000 Euro mensili…). Secondo principi che derivano da Marx e furono applicati in diversi paesi socialisti, il fattore di moltiplicazione non dovrebbe superare il numero 10 (per tornare all’esempio di cui sopra: al massimo una retribuzione mensile dovrebbe arrivare a 10.000 Euro). Ma stiamo parlando, almeno per ora, di sogni sconfitti dalla storia…

Ma veniamo alla qualità del lavoro. Mentre è abbastanza semplice valutare certi lavori in base alle ore erogate per svolgerlo (ma solo abbastanza semplice), la questione diventa molto più complessa per certi altri. Indubbiamente la preparazione necessaria per svolgere un determinato compito con successo è molto più lunga in certi casi che in altri e, oltretutto, non è retribuita. E’ per questa ragione che un laureato che ha studiato fino a 23, 24, 25 anni, a carico della famiglia, sottoponendosi ad un ciclo di studi impegnativo e faticoso, si aspetta di trovare un lavoro meglio retribuito di quello del suo amico d’infanzia che ha scelto di fare l’operaio, ed ha iniziato a lavorare a 16 anni (che poi le aspettative non coincidano con la realtà dei fatti, questo è un altro discorso…).

E’ più faticoso il lavoro intellettuale o quello fisico? E’ comune credenza che lo sia molto di più quello fisico, però… chi fa un lavoro intellettuale sa bene come spremere il cervello sia faticoso a volte più di un lavoro che affatica il corpo, lo carica di una fisiologica stanchezza, ma almeno consente un riposo notturno non insonne e tormentato da una intensa attività cerebrale, che non riesce a “staccare” mai…

Discorsi difficili… insomma, come si fa a comparare il lavoro di un medico con quello di chi raccoglie pomodori, quello di uno scrittore con quello di una show girl, o di un calciatore? Già, tocchiamolo, questo tasto dolente. In tutto il mondo, ma specialmente nel nostro paese, personaggi del mondo dello spettacolo o dello sport che sono riusciti a raggiungere il successo guadagnano spesso cifre astronomiche, spropositate, al confronto delle persone che svolgono lavori “comuni”. E questo viene visto come abbastanza normale, anche se indubbiamente suscita invidia…  Vogliamo parlare degli imprenditori di successo? Che, se riescono a far decollare il loro business, si trasformano quasi in personaggi da fumetto, alla Paperon de’ Paperoni? Non mi dilungo, gli esempi sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti… Ma, si dice, hanno lavorato tanto per sfondare, se lo meritano, poveretti…

Bene, siamo pronti per parlare di lavoro artistico. Che cosa sia l’arte, quella vera, è discorso troppo lungo per permetterci di affrontarlo qui. Ma almeno, saremo tutti d’accordo sul fatto che l’arte sia qualcosa di unico, di prezioso, che non è dono di tutti, e che richiede sacrificio e dedizione. In certi campi artistici questo è più vero che mai. Lasciamo perdere il caso di persone che di “artista” rivendicano solo il nome, e hanno raggiunto il successo “artistico” fortunosamente o per caso.

Parliamo, invece, di artisti veri. Parliamo, per tornare al nostro argomento, di musicisti veri. Per apprendere seriamente uno strumento, al livello che consenta di lavorare esibendosi in pubblico, o di insegnarlo con successo a degli allievi, sono necessari anni di studio… dieci sono davvero il minimo. E si tratta di anni affiancati dal corso di studi normali delle altre persone, quelle che non studiano musica. Insomma, le almeno sei, sette ore quotidiane di studio e di applicazione necessarie per imparare davvero il mestiere del musicista sono in più rispetto alle ore da dedicare allo studio normale, al Liceo o all’università. Perché, oltre tutto, si tratta di investire enormemente il proprio tempo e i propri sforzi su qualcosa che non dà nessuna garanzia di poter diventare la propria fonte di reddito in futuro, come avviene invece per le altre professioni. Quindi i musicisti, primo perché lavorano nella cultura (e questa è  una loro necessità vitale), ma anche perché vi sono anche obbligati dalle attuali leggi per ottenere un Diploma musicale, studiano anche altre cose.

Ma non finisce qui. In tutti i lavori è necessario continuare a studiare e ad aggiornarsi (su strumenti e partiture molto costosi, oltretutto), se si vuole rimanere “sul mercato”.
Ma in certi lavori e professioni questo vale di più che in certe altre. L’atleta che non si allena tutti i giorni, che non sta a dieta, che non cura il suo corpo, non vincerà mai una gara e non troverà più un ingaggio. Il musicista che non studia il suo strumento tutti i giorni, che non si aggiorna, perderà prestissimo la sua destrezza manuale, e non potrà più esibirsi in pubblico. Il docente di musica che non studia, non impara pezzi nuovi, non prepara le lezioni accuratamente, non ascolta moltissima musica, non legge saggi e libri, non fa analisi delle partiture, non va ai concerti, non segue l’evoluzione musicale del suo tempo, non è egli stesso concertista militante, non potrà mai essere un buon docente. Non potrà mai impugnare seriamente un archetto di violino e mostrare dal vivo al suo allievo come eseguire un pezzo, superare un passaggio difficile, consigliarlo per la sua carriera in un mondo che non conosce direttamente, regalargli preziose dritte tecniche che provengono solo da anni di esperienza diretta, e si possono imparare solo da un virtuoso dello strumento.

Dunque? Dunque pensate a quanto lavoro ha di fronte un Docente serio di Conservatorio. Almeno cinque, sei ore al giorno di studio personale, di aggiornamento. Poi le lezioni, naturalmente (che spesso superano, e di parecchio, il monte ore “ufficiale”). Poi ci sono le riunioni, le commissioni, gli esami, i collegi docenti, i programmi da scrivere, i nuovi corsi da preparare per seguire la riforma. Studio, studio e ancora studio. E infine i propri concerti da preparare. Indispensabili, se si vuole rimanere veri musicisti. Prove, prove, e ancora prove…

Pensiamo anche a quanti anni di precariato e disoccupazione ha alle spalle, lo stesso Docente, prima di poter accedere al tanto sospirato posto di ruolo. Questi sacrifici non contano nulla? Conosco gente che per anni ha viaggiato due volte alla settimana da Milano a Vibo Valenza, prima di conquistare un posto in un Conservatorio a sole tre, quattro ore di viaggio da casa. Tutto questo pendolarismo non è lavoro? Non è tempo della propria vita che viene investito? guardate, di sicuro questa professione non è affatto un giardino delle delizie, né per la retribuzione, né per la sicurezza, né per le soddisfazioni morali e sociali… indubbiamente lo è, invece, per le soddisfazioni artistiche, per il piacere che dà vivere in mezzo alla grande musica. E questa è la vera ragione per cui i veri musicisti accettano qualunque sacrificio pur di fare i musicisti e non abbandonare la loro arte.

E ancora… vogliamo parlare di responsabilità del lavoro? Avete mai provato ad assitere alle lezioni di un bravo docente, ad una master class, ad esempio? Ma sapete che impegno nervoso – di ascolto, di pazienza, di ingegno per cercare di trasmettere le proprie nozioni – richiede questo? Specialmente se l’allievo non è molto dotato di suo? Come si fa a trasmettere la musicalità e la scintilla dell’arte? Anzi, è possibile farlo? Forse no, non si può trasmettere il talento. Eppure tanti Docenti di Conservatorio ci provano, ci provano tutti i giorni. E se sbagliano, i danni sugli allievi sono sempre grandi. Possono essere incoraggiati a proseguire sul cammino della musica allievi non dotati, che poi non riusciranno mai a fare i musicisti di professione (e questo è un danno); oppure possono essere scoraggiati o distrutti veri, grandi talenti, di cui non si sono capite per tempo le potenzialità e i punti di forza e di debolezza sui cui intervenire (e questo è ancora più grave…)

Adesso parliamo degli stipendi di questi Docenti. Pensate che percepiscano chissà quali favolose retribuzioni? Sbagliato. Per vivere sono costretti a fare altri lavori, se vogliono mantenere dignitosamente una famiglia. E spesso, l’unico lavoro possibile sono le lezioni private. Spesso anche necessarie ai loro allievi, magari alla vigilia di un esame impegnativo. Naturalmente, in questo caso, esiste incompatibilità. Ossia, se proprio danno lezione privata ai propri allievi, non dovrebbero farsi pagare. E così è davvero, posso certificarlo per centinaia di casi di cui ho conoscenza diretta e personale.
Ed eventuali eccezioni, perdonate, non possono certo costituire la regola o il pretesto per sparare su una intera categoria!

Bene, mi dispiace per quanto scrive a  proposito della propria esperienza personale il nostro amico Giorgio, padre di due allieve che studiano in Conservatorio. Posso affermare l’esatto contrario: ho un figlio che sta ultimando gli studi in Conservatorio, ha già conseguito tre diplomi decennali, sta per prendere altri diplomi, tutti impegnativi… Ebbene: in tanti anni, non ho mai speso una lira per una lezione privata! L’insegnamento dei suoi docenti è sempre stato più che sufficiente.

Perché,  signori, non dimentichiamolo mai: la musica non si può insegnare, si deve imparare! Cosa voglio dire? Soltanto che io posso mostrare ad un allievo come si esegue un pezzo, ma poi è l’allievo che si deve mettere allo strumento e passarci sopra ore e ore, tutti i giorni, combattendo con i passaggi difficili che non gli vengono, fino a raggiungere la perfezione. Nessuno lo può fare al posto suo…

La prossima volta che incontrate un docente di musica, per favore, pensate a queste cose… La musica e l’arte del nostro paese ve ne saranno riconoscenti…

Ines Angelino
Fondatore di ClassicaViva

Share on TwitterShare via email

  6 Risposte a “L’arte e la qualità non si misurano a ore… parliamo dei Docenti dei Conservatori”

  1. ClassicaViva – il blog della musica classica » L’arte e la qualità non si misurano a ore… parliamo dei Docenti dei Conservatori

    Nell’articolo si parla diffusamente della qualità e della quantità del lavoro dei docenti, e dei docenti AFAM e dei Conservatori in particolare. Come non è possibile misurare con lo stesso metro (soprattutto quantitativo) lavori e professioni diver…

  2. Ines t do super ragione . Io conosco una professoressa di pianoforte ke lavora come maestra in una scuola, lavora in conservatorio, fa pianobar e da lezioni private ma tt questo nn le basta x pagare le spese della sua famiglia

  3. Un doc. universitario ha l’obbligo delle 100 di attività didattica, contro le 324 di un doc. di conservatorio. Il problema non è di quantità; semmai di qualità.

  4. complimenti alla nostra Ines per l’articolo pieno di spunti interessantissimi su cui si potrebbe parlare per mesi senza interruzione.

    Prendo spunto dalla verità che un’eccezione quale « la presenza di un’insegnante “dannoso” non può costituire un pretesto per sparare su un’intera categoria ». Verità assiomatica ed indiscutibile.

    Ma poniamo il caso che un fantomatico insegnante innominato (questo vuole fungere appunto da esempio) appena diplomato si sia trovato (questo più di 30 anni fa) ad avere un posto di ruolo nel Conservatorio della sua città, che da allora non esca mai dalla sua città per andare a sentire un concerto, non si tenga aggiornato sul repertorio e sulle tecniche di insegnamento (d’altra parte perchè dovrebbe? qua in Italia non ci sono controlli … in Inghilterra ogni due anni gli insegnanti vengono sottoposti ad esami e se non risultano idonei c’è subito qualcuno che prende il loro posto) e soprattutto danneggi allievi su allievi nel completo rispetto e consenso della comunità docente in vigore … dove sta la soluzione qua, sempre che ce ne sia una?

    È vero che si tratta di un eccezione, ma che eccezione …

    Sono d’accordo sul fatto che la musica si debba imparare con le proprie forze, ma qui parliamo di musica in quanto musicalità ed espressione: la parte tecnica e meccanica del suonare uno strumento non può venire dal cielo ma un insegnante te la deve insegnare (che poi l’allievo debba applicare e coltivare gli insegnamenti ricevuti questo è fuor di dubbio) … ma se l’insegnante in questione non fa altro che distruggerti giorno dopo giorno senza dirti nulla di costruttivo e ricoprendoti di frasi quali:

    “il dolore mentre suoni è normale!”
    “tu non hai talento quindi dovresti smettere”
    “dovresti farti operare alla mano rimuovendo la pelle fra medio e anulare per avere più estensione [faccio notare che ho una mano già enorme di mio]”

    … a questo punto mi collego all’articolo riguardo all’intervento del M° Vincenzo Ninci che ritengo abbia colto nel segno: “questi insegnanti si facciano da parte e lascino spazio ai tanti giovani che non trovano lavoro e che hanno voglia e soprattutto che hanno la capacità di insegnare”!
    Perchè noi allievi vogliamo avere il diritto di poterci fidare ciecamente dei nostri insegnanti!!

    Con questo passo il testimone … Grazie.

    • Buonasera a tutti, sono Vincenzo Ninci, e rispondo a Michele, che ringrazio per aver citato la mia frase.

      Ad onor del vero era un po’ diverso il taglio che avevo dato io a quelle parole, ma e’ certo che quanto Michele riporta costituisce l’esempio di un problema che si puo’ verificare.
      A mio avviso non e’ introducendo esami per i docenti che si puo’ qualificare il corpo insegnante, vuoi perche’ gli esami ci sono gia’ stati (vedi i concorsi a suo tempo), e vuoi perche’ – soprattutto – ci si imbattera’ sempre contro il vecchio dilemma: “chi controlla i controllori?”.
      Gia’… Allora ci vorrebbero esami anche per chi dovra’ esaminare i colleghi… Non se ne esce piu’.

      Le soluzioni sono altre, credo.
      Anzitutto si dovrebbe considerare il fatto che i primi anni di servizio di un insegnante costituiscono una “prova sul campo” che viene valutata, sia durante il precariato (io sono stato precario per 7 anni, per esempio), sia durante il primo anno di ruolo (non per niente detto “anno di prova”).
      Se tutto questo funziona, gia’ siamo in presenza di un’efficace scrematura. Se invece si dice che non funziona, allora non funzionerebbero neppure gli esami ogni due anni.

      Ben piu’ utile invece legare l’avanzamento di carriera alla dimostrazione di una “attivita’ musicale militante”, per la quale ci *deve* essere lo spazio (ecco uno dei perche’ dell’apparente esiguita’ dell’orario di servizio!), quale unico arricchimento personale capace poi di arricchire anche l’attivita’ didattica.

      A questo magari si puo’ aggiungere il “caldo consiglio” (se non l’obbligo!) di aggiornarsi periodicamente, anche quando non siamo piu’ agli inizi della carriera. Ognuno di noi ha sempre da imparare, da tutti, anche dai propri allievi (sembra strano…? non lo e’ affatto!), e se quando siamo piu’ giovani un corso di aggiornamento puo’ essere il luogo dove si ricevono informazioni (poiche’ siamo all’inizio del percorso), via via che andiamo avanti puo’ diventare il luogo dove si *scambiano* e si *confrontano* informazioni, ma non per questo meno utile e proficuo.

      Infine, anche se non e’ mai possibile giudicare obiettivamente un docente dalla qualita’ dei suoi allievi (per tutta una serie di motivazioni che se si vuole possiamo riprendere con piu’ calma), e’ pur vero che almeno ogni tanto qualche buon “prodotto” deve uscire…

      Ecco che, quindi, se si vuole i modi di mantenere alto il livello del corpo docente ci sono, anche senza sottoporre periodicamente i professori ad esami.

      Ora, non per essere corporativo (cosa ben lontana dal mio modo di pensare), ma per esperienza e conoscenza personale, sono del tutto convinto che la qualita’ dei colleghi sia decisamente alta.
      Potra’ forse esserci qualche caso infelice, ma questo accade in qualsiasi ambito, e lo sappiamo bene. Stiamo pero’ attenti a non far d’ogni erba un fascio: d’altra parte si sa bene che fa piu’ rumore un albero che cade di una foresta che cresce.

      Con tanti auguri a Michele, perche’ sempre possa trovare sulla sua strada insegnanti con i quali lavorare in modo proficuo e sereno.

      Un saluto,

      Vincenzo Ninci

  5. [...] prima con una riflessione sul programma radiofonico e poi sulla musica nel nostro paese. Infine una considrazione di “classica on line” sulla qualità di insegnamento dei docenti dei c…, non misurabile con il metro tradizionale, ovvero in ore. Share and [...]

 Lascia un commento

(required)

(required)

Puoi usare questi tag e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

   
© 2007 ClassicaViva, il network della musica classica

Sviluppato da ®ClassicaViva
New Problem Solving S.r.l.

Suffusion theme by Sayontan Sinha
FireStats icon Powered by FireStats