24 Dicembre 2008

Il successo di Allevi mi offende, dice Uto Ughi

Il Maestro Uto UghiCari amici, scusate se turbo un poco l’atmosfera natalizia piena di amicizia e di amorevoli dichiarazioni di intenti. Ma proprio oggi, sul quotidiano “La stampa” è stata pubblicata una intervista al Maestro Uto Ughi, che è stato particolarmente duro nei confronti del “fenomeno Allevi“, dopo avere ascoltato il concerto da tenuto da questo pianista-compositore nell’Aula del Senato lo scorso 21 dicembre, nel corso del quale ha eseguito proprie musiche, suonando e dirigendo anche un’orchestra sinfonica.

Si parla molto di Giovanni Allevi tra i musicisti. C’è chi è pro, chi è contro, chi lo osanna e chi lo detesta.  Di sicuro questo pianista arrivato al grande successo alla soglia dei quarant’anni non lascia indifferenti.

Ma, a cantarle così chiare e secche, finora, non si era azzardato ancora nessuno, nell’ambiente della Classica.
Ecco, ci ha pensato ora il grande violinista Uto Ughi, che, come è noto, non ha peli sulla lingua e dice sempre quello che pensa.

il Maestro Giovanni AlleviIn questo caso se la prende soprattutto con il sopravvalutato fenomeno mediatico, con la moda che porta molti a osannare Allevi, forse per timore di cantar fuori dal coro e di non essere in scia con la moda del momento. Perché proprio e soprattutto di moda si tratta, dopo tutto.

Ma leggiamo direttamente qualche frase ripresa dall’articolo di Sandro Cappelletto su “La Stampa”, che potete trovare a questo link. Sono giudizi davvero molto duri, che riportiamo per dovere di cronaca, ma che indubbiamente in alcuni aspetti, i più eclatanti, sono sicuramente condivisibili. Soprattutto quando Ughi parla della frase di Allevi «La mia musica avrà sulla musica classica lo stesso impatto che l’Islam sta avendo sulla civiltà occidentale?». Ecco, davvero, che nessuno si beva queste sciocchezze, per carità. Comunque, commentate, cari lettori. Parliamone. Con equilibrio e calma, ma parliamone. Non fa certo male alla musica approfondire questi discorsi. Siete d’accordo con Ughi?

«Che spettacolo desolante! Vedere le massime autorità dello Stato osannare questo modestissimo musicista.»

Uto Ughi non ha troppo apprezzato il concerto natalizio promosso dal Senato della Repubblica che ha avuto come protagonista il pianista Giovanni Allevi. Il nostro violinista lo ha ascoltato - «fino alla fine, incredulo» - dalla sua casa di Busto Arsizio e ne è rimasto «offeso come musicista. Pianista? Ma lui si crede anche compositore, filosofo, poeta, scrittore. La cosa che più mi dà fastidio è l’investimento mediatico che è stato fatto su un interprete mai originale e privo del tutto di umiltà. Il suo successo è il termometro perfetto della situazione del Nostro Paese: prevalgono sempre le apparenze».

Che cosa più la infastidisce di Allevi: la sua musica, le sue parole? «Le composizioni sono musicalmente risibili e questa modestia di risultati viene accompagnata da dichiarazioni che esaltano la presunta originalità dell’interprete. Se cita dei grandi pianisti del passato, lo fa per rimarcare che a differenza di loro lui è “anche” un compositore. Così offende le interpretazioni davvero grandi: lui è un nano in confronto a Horowitz, a Rubinstein. Ma anche rispetto a Modugno e a Mina. Questo deve essere chiaro».Come definire la sua musica? «Un collage furbescamente messo insieme. Nulla di nuovo. Il suo successo è una conseguenza del trionfo del relativismo: la scienza del nulla, come ha scritto Claudio Magris. Ma non bisogna stancarsi di ricordare che Beethoven non è Zucchero e Zucchero non è Beethoven. Ma Zucchero ha una personalità molto più riconoscibile di quella di Allevi».

C’è più dolore che rabbia nelle sue parole. «Mi fa molto male questo inquinamento della verità e del gusto. Trovo colpevole che le istituzioni dello Stato avvalorino un simile equivoco. Evidentemente i consulenti musicali del Senato della Repubblica sono persone di poco spessore. Tutto torna: è anche la modestia artistica e culturale di chi dirige alcuni dei nostri teatri d’opera, delle nostre associazioni musicali e di spettacolo a consentire lo spaventoso taglio alla cultura contenuto negli ultimi provvedimenti del governo. Interlocutori deboli rendono possibile ogni scempio, hanno armi spuntate per fronteggiarlo».

Che opinione ha di Allevi come esecutore? «In altri tempi non sarebbe stato ammesso al Conservatorio».

Lui si ritiene un erede e un profondo innovatore della tradizione classica. «Non ha alcun grado di parentela con la musica che chiamiamo classica, né con la vecchia né con la nuova. Questo è un equivoco intollerabile. E perfino nel suo campo, ci sono pianisti, cantanti, strumentisti, compositori assai più rilevanti di lui».

Però è un fenomeno mediatico e commerciale assai rilevante. «Si tratta di un’esaltazione collettiva e parossistica dietro alla quale agisce evidentemente un forte investimento di marketing. Mi sorprende che giornali autorevoli gli concedano spazio, spesso in modo acritico. Anche Andrea Bocelli ha un grande successo, ma non è mai presuntuoso quando parla di sé. Da musicista, conosce i propri limiti».

Allevi è giovane. Non vuole offrirgli qualche consiglio? «Rifletta tre volte prima di parlare. Sia umile e prudente. Ma forse non è neppure il vero responsabile di quello che dice».

C’è un aspetto quasi messianico in alcune sue affermazioni, in questa autoinvestitura riguardo al proprio ruolo per il futuro della musica. «Lui si ritiene un profeta della nuova musica, parla come davvero lo fosse. Nuova? Ma per piacere!».

Ma come interpretare questo suo oscuro annuncio: «La mia musica avrà sulla musica classica lo stesso impatto che l’Islam sta avendo sulla civiltà occidentale?» «Evidentemente pensa che vinceranno Allevi e l’Islam. Vi prego, nessuno beva queste sciocchezze».

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19 commenti on Il successo di Allevi mi offende, dice Uto Ughi »

24 Dicembre 2008

mimi @ 6:02 pm:

svegliamoci o domani la musica vera non ci sarà più
il nano cambia tutto

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diggita.it @ 6:31 pm (Trackback)

Il successo di Allevi mi offende, dice Uto Ughi

Proprio oggi, sul quotidiano “La stampa” è stata pubblicata una intervista al Maestro Uto Ughi, che è stato particolarmente duro nei confronti del “fenomeno Allevi“, dopo avere ascoltato il concerto da tenuto da questo pianista-compositore ne…

26 Dicembre 2008

mario @ 11:31 pm:

offende pure il mio parrucchiere

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27 Dicembre 2008

Aida Muratori @ 5:40 pm:

Concordo pienamente con il Maestro UTO UGHI, mi spiace solo di non essere una personaggio più importante, per poter RINFORZARE meglio queste sue
parole: Io ho solo un Diploma del Conservatorio di Milano, ho lavorato dieci anni a Casa Ricordi ed ho pubblicato libri e metodi per l’Educazione musicale dei bambini(Ricordi- Fabbri- Bontempi etc.)Considero MAGNIFICA l’opera di DIVULGAZIONE della MUSICA che sta facendo il MAESTRO UGHI : Il SENATO ITALIANO DOVREBBE DARE MOLTO PIU’SOSTEGNO E RISALTO ALL’OPERA DEL MAESTRO UGHI
W LA MUSICA Aida Muratori wa29@interfree.it

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28 Dicembre 2008

Annamaria @ 6:47 pm:

Mi dispiace dover commentare l’articolo del Maestro Uto Ughi.Mi dispiace dover commentare tanto squallore presente nei suoi modi e nelle sue parole. Maestro vorrei ancora chiamarlo, ma dopo l’esempio di maleducazione che ha offerto, quale insegnamento può dare ai giovani?
La musica eleva gli animi….siamo sicuri?

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2 Gennaio 2009

barbara @ 11:42 pm:

A quanto pare si è totalmente perso il significato di musica come emozione. Ho un diploma di pianoforte,amo la musica classica ma non mi interessa di criticare se quella di Allevi sia musica nuova,vecchia, copiata o altro, dico solo che a me piace e lo capisco perchè mi emoziona e mi fa venir voglia di ascoltarla e di mettermi al pianoforte e di suonarla. Dico solo che l’indivia appartiene anche al mondo dei grandi “esecutori” che probabilmente non han capito che la genialità di Allevi è stata quella di aver avvicinato tanti giovani alla musica strumentale…abbasso Uto Ughi!!!

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alberto reply on 7 Gennaio 2009:

Sono sostanzialmente d’accordo con Barbara. In questi giorni sto suonando alcuni pezzi proprio di Allevi, non mi entusiasma, non lo trovo particolamrnte originale ma è comunque gustoso da suonare. Sinceramente, nei video che ho visto, l’ho trovato anche abbastanza modesto e simpatico. Non penso sia la massima espressione della musica ma penso che rispetto ad un panorama musicale di massa alquanto scadente la musica di Allevi sia un buon mezzo per reindirizzare l’ascolto di tanti che speriamo possano, come è successo a me, avvicinarsi man mano a musica migliore e più profonda apprezzandone la qualità, riuscendo a percepire la differenza di spessore. Se a chi mangia hamburger e patatine da 10 anni si da in pasto un’aragosta, forse la trova insipida. Va fatto un percorso. Penso che la musica di Allevi favorisca questo percorso virtuoso. Del resto certi ambienti accademici spesso vanno proprio a ricercare l’elitarismo e non sempre con composizioni all’altezza. In mezzo alla produzione di musica “classica” contemporanea vicino a composizioni che a me risultano strane ma comunque interessanti c’è tanta robbaccia spacciata per arte d’avanguardia !

stefania reply on 10 Maggio 2009:

La penso esattamente come Barbara.
Premetto che non ascolto la musica classica,nè amavo il pianoforte .. fino a quando non ho scoperto Giovanni Allevi.
Si è strano.Il suo modo di fare,di parlare,di suonare.I suoi vizi, le sue manie.
Insomma lui è il suo carattere sono strani!
Ma in quella stranezza si nasconde un piccolo genio.Purtroppo però si tenta sempre di sminuirlo,paragonandolo ai grandi compositori, come un Mozart o un Beethoven.
Beh,gente, questa è pura invidia e ignoranza a riguardo.Bisogna andare avanti,pensare al futuro e non al passato.Gli spiriti conservatori ormai non dovrebbero esistere più.E’ inutile stringere tra le braccia un violino e pensare che al violino si possa adattare solo una melodia classica e basta.
Giovanni Allevi, invece, ha avuto il coraggio di guardare avanti, senza preoccuparsi delle critiche o della sua reale destinazione.Ha seguito la musica, le note, le ha scritte , le ha modificate, le ha suonate, ci ha emozionati…
E a volte avrei la voglia di tagliarmi le mani , tanto mi sento inferiore e piccola difronte a lui.Avrei voglia di saper suonare il piano per suonarle anch’io ed emozionarmi ancora, e ancora..
E’ veramente cosi, è un uomo gentile e virtuoso.
E non si merita le critiche , perfino di un suo collega…
E’ superiore .. mi dispiace …

9 Gennaio 2009

Marco @ 2:18 am:

Si sta perdendo il filo del discorso… Credo che a nessuno dia fastidio nè il successo di Allevi nè si discute il suo spessore artistico, molto semplicemente lui non compone musica classica!

Se davvero stesse creando una nuova musica classica, come egli afferma, in realtà sarebbe un falso, ci sono molti esempi prima di lui come Ludovico Einaudi ecc. che suonano sul suo stile ma da molto più tempo quindi, tuttalpiù sarebbero loro i creatori di questa musica classica (ma essendo dotati di buon senso non lo hanno mai affermato perchè sanno cosa suonano)…

Per portare all’estremo il concetto: a nessuno danno fastidio i Litfiba, ma se questi orchestrassero Regina di cuori spacciandola per musica classica allora sarebbe diverso!

Molti pezzi di Emerson, Wakeman e Banks, se orchestrati farebbero in ogni caso miglior figura di quelli di Allevi, siate onesti!!

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10 Gennaio 2009

Maria Dragoni @ 4:35 pm:

La musica classica é un’arte eterna,se la Gioconda di Leonardo é ben custodita in un museo,per far rivivere le pagine di musica antica bisogna studiare tanto e dedicarsi anima e corpo a livello di un sacerdote,ecco perché viene definita musica seria,per diventare Papa,bisogna fare un percorso spirituale a livello superiore?Bene,poi é ovvio che nel mondo é utile il fornaio,il medico,come il Papa,però se diamo risalto all’importanza del valore spirituale della Chiesa,non trascuriamo il valore che ha un’arte concepita in’epoca meno scientifica e tecnologica ma lontana dalla nevrosi e dal rumore di oggi.Basta pensare che all’epoca dei Beatles la Callas ma anche la Tebaldi erano egualmente celebri.Uto Ughi é un mito vivente,incomparabile,umile e schivo lo incontrai in aereoporto e scambiò due parole con me con tanta giovalità,dunque per sbottare così lui é un fatto rilevante,al di là del successo di Allevi,Ughi sottolineava l’assurdo ibrido che si sta facendo nei generi artistici del tutto diversi,tutto é iniziato con la Caballé e Mercury per continuare con Pavarotti,il quale disse prima di morire:ricordatemi solo come cantante lirico!Caballé Pavarotti,due grandissimi che per mantenere la popolarità si sono dovuti spersonalizzare,un pò come la Callas che si legò alla mondanità e oggi viene ricordata per la sua storia con Onassis o perché vestiva Biky.E’stato l’anniversario dei 150 anni di Puccini ma anche della Duse,ma nessuno ha ricordato la divina duse che rimase se stessa fino alla fine,era nata poverissima e portava la sua verità sulla scena,venendo accusata agli inizi di non saper recitare di non camminare con i levrieri,come la Callas che veniva derisa prima,quando era semplice,attacata nel periodo d’oro e sfruttata oggi.Ughi ha ragione quando dice che oggi si bada solo a cose appariscenti e spesso fatue.Ne ha fatto le spese il simpatico Allevi,ma di sicuro lo sfogo di Ughi era per un’insieme di cose che rischiano di far sparire un’arte eterna e divina,quella classica,ingiustamente.Cordialmente,Maria Dragoni

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12 Gennaio 2009

Tom @ 2:12 pm:

Carissimi tutti,
non sono un musicista ma non posso vivere senza la musica. Ho imparato ad apprezzare la musica classica, con tutte le sue sfumature. Sono rimasto fidanzato circa 10 anni con una arpista, ho caricato e scaricaro l’arpa centinaia di volte per andare in teatro ed ho visto il “sangue” che questi ragazzi sputano per ottenere risultati e perfezione di suono (una persona che non ha mai visto non può rendersene conto).
Apprezzo tutti coloro che hanno dedicato la loro vita a quest’arte celestiale.
Per questo motivo, sono d’accordo con le parole del Maestro Ughi: oggi tutto è ridotto ad operazione di marketing appena si intravede la possibilità di fare denaro ed amplificato attraverso mezzi mediatici.
Dall’altro lato, sono d’accordo però anche con il Sig. Mario Dragoni: è necessario oggi, anzi indispensabile, risvegliare l’intera collettività e guidarla verso le cose che hanno senso, verso il bello, verso la cultura, verso la promozione del ns Paese fatto e fondato da un Popolo eccezionale e da fondamenta culturali esagerate, che devono essere sfruttate da adesso. Questo, potrebbe evitare, quello a cui il Maestro Uto Ughi accenna: taglio di fondo per la cultura e per lo spettacolo, per i siti storici, per la promozione del turismo e della ns Italia.
Stiamo uniti tutti e combattiamo l’ignoranza che è la piaga del ns paese, causa principale delle ns disgrazie.
Volevo ringraziare tutti quelli che interverranno a questo blog, perchè vuol dire che esiste sensibilità a questo problema.
Un abbraccio
Tom

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13 Gennaio 2009

alberto @ 7:37 pm:

Sarà che sono solo un musicista dilettante ma sinceramente non capisco la necessità del dover dirimere la questione del confine musica classica, non musica classica e dove Allevi si colloca. Allevi fa musica, può piacere o meno. A me sembra gradevole anche se non lo trovo profondo o partiolarmente interessante. Einaudi, secondo me, somiglia solo apparentemente ad Allevi, penso che nel suo “minimalismo” sia ben più profondo da Allevi. Ebbene non dichiara di voler rifondare la musica classica semplicemente perché non aggiunge valore. Anche lui fa musica, trasmette qualcosa per chi ne vuole godere. Qualcuno ha citato i grandi tastieristi “Rock” come Emerson, Banks. Guarda caso avevano radici classiche, hanno fatto quello che hanno fatto che oggi, come dice qualcuno, potrebbero essere annoverati, se orchestrati, come inizatori di una nuova classica. Ci interessa ? A me no, hanno fatto cose molto interessanti, è classica o rock non lo so e non mi interessa è musica che trovo interessante.
Ho rispetto per molti di voi che coltivate la musica antica con grandi sacrifici e impegno. E’ utile e importante ma dobbiamo anche guardare alla musica di oggi e di domani.
Sinceramente noto dagli interventi una tendenza a descrivere un recinto. Ben vengano le contaminazioni dei generi e soprattutto quelle spontanee e artistiche e non guidate da operazioni commerciali come quelle citate da alcuni interventi.
Mi riallaccio all’intervento che parlava di Papi, fornai, etc. In mezzo ad una massa che secondo me non sa neanche la differenza fra sentire e ascoltare la musica, che considera quest’ultima solo un sottofondo alla faccende della vita quotidiana, non possiamo andare con le parole da teologo ma con un messaggio semplice e comprensibile come quello di Allevi. Catturata l’attenzione poi si può fare molto, l’orecchio si allena, si cominciano a sentire le differenze, si diventa più esigenti e si scoprono tante belle cose. Che siano classiche o altro a me non interessa. L’operazione Allevi al Senato aveva questo intento, avrà pure mischiato Puccini e Allevi che anch’io trovo più che azzardato, ma forse ha richiamato qualcuno una volta tanto ad ascoltare un po’ di musica. Almeno stavolta sono d’accordo con la presidenza del senato.

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14 Gennaio 2009

Maria Dragoni @ 1:09 am:

Se non sono stata chiara,provo ad esprimermi meglio.Non ho fatto discorsi di teologia,ma una volta che Allevi si lamentava della polemica di Ughi che gli veniva fatta a Natale,una volta che portava avanti la motivazione che lui mette il cuore quando fa musica,ci tenevo a far sapere che do per scontato che chiunque mette il cuore in ciò in cui crede,perché il cuore é un’organo che abbiamo tutti…devo stare attenta,altrimenti mi diranno che parlo di medicina!Tornando al tema,avete mai visto il delirio di pubblico che scatena Ughi?Dunque?Che bisogno c’é di far avvicinare la gente al mondo classico con espedienti?La gente ha sete di grandezza spirituale ed ho parlato del Papa,perché é uno che ha più successo di una rock starr,tra i giovani ve lo spiegate perché?Come mai al solo apparire porta al delirio le folle?L’arte é a Dio quasi nipote diceva Dante e Giuseppe Verdi diceva “é moderno tornare all’antico”.L’appello é:NON FATE PASSARE IN ULTIMO PIANO la musica classica,perché deve coesistere con quella moderna,come era all’epoca dei Beatles che erano celebri quanto la Tebaldi o un Del Monaco.Chi dice che bisogna modernizzare la musica classica lo invito a sfasciare i quadri di Caravaggio o a fare i capelli rosa alla Gioconda,ne ha il coraggio?Dunque la forzatura d’imporre una cultura al posto di un’altra é scorretto.Ho letto da poco che il presidente Napolitano alla fine di un concerto di Ughi é corso ad abbracciarlo,inoltre con la carriera che ha fatto e fa Ughi,non ha da invidiare niente a nessuno,anche Ughi parlava con il cuore,perché difende un’arte di alto valore,nessuno negha il valore delle cose allegre ma poi dov’é il confine?Ughi in base a ciò che esegue può sublimare la tragedia o far gioire.Ribadisco che Allevi é stato un pretesto per affrontare un’argomento importante,nella vita possono coesistere tante cose,ma l’ideale é di dare risalto al meglio che c’é in ogni campo,a me piacciono Amy Whineouse e Riccardo Muti,ma sono due cose diverse,ok?Cari saluti,Maria Dragoni

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alberto reply on 14 Gennaio 2009:

Ma sei proprio sicura che il Papa manda in delirio le folle più di una rock star ? Sei sicura che i molti che applaudono Ughi (secondo me giustamente) non siano in realtà che una minoranza. Sai che fuori dal mondo accademico c’è una marea di gente anche mediamente scolarizzata che non sa mettere in ordine cronologico Bach, Beethoven, Ravel ?
La musica classica poi non va modernizzata, semplicemente la musica evolve nel tempo come le arti figurative che evolvono senza necessità di strappare le tele di Caravaggio. Secondo te quando Debussy (lungi da me voler paragonarlo ad Allevi) presentò i suoi lavori, come fu etichettato: classico o non classico ?
Non si vuole togliere nulla alla classica (intesa nell’accezione più comune). Il concetto che vorrei esprimere è che un Allevi, con tutti i suoi limiti può aiutare ad avvicinare parecchia gente e farla interessare anche alla musica classica comunemente detta. Se si continua con gli steccati Ughi e i suoi pari suoneranno sempre meno nei concerti comandati per le masse televisive (Natale, Capodanno, etc.), rimarranno confinati a concerti ahimè limitati e sempre più per pochi intimi e per i non Ughi possibilità zero.
La questione poi delle cose allegre me la spieghi un’altra volta, spero di aver capito male.

alessandro barbone @ 11:26 pm:

qualche giorno fa ho inviato la seguente lettera ad Allevi, e lui mi ha risposto come segue.

LETTERA AL SIG. GIOVANNI ALLEVI

Gentile Signor Allevi,
le scrivo una lettera che contiene alcune riflessioni sulla sua musica che sono andato maturando negli ultimi mesi, e che ho deciso di metter per iscritto e di rendergliele note dopo aver seguito la breve diatriba sulla pagina informatica del giornale La Stampa tra lei e il M° Uto Ughi, in seguito alla sua esecuzione del concerto di Natale tenutosi nella Camera del Senato.
Già prima di aver letto la feroce requisitoria del M° Ughi nei sui confronti, a cui lei ha voluto rispondere con tono pacato ma amareggiato, avevo maturato alcune idee sul carattere della sua musica e sulle ragioni della sua straordinaria diffusione. E proprio le parole del M° Ughi e la sua risposta mi hanno confermato nella mia posizione, che ora vengo a esporle.

Nella sua posizione di difesa nei confronti delle accuse del M° Ughi noto una contraddizione di fondo, che sarà anche il nodo centrale attorno a cui svilupperò la mia critica alla sua musica e all’idea che lei ha di essa: lei cioè ritiene di produrre musica colta, eppure riscontra un successo popolare che la musica colta non ha mai conosciuto fino ad oggi. La mia obiezione è che proprio questo successo popolare, proprio questa ovazione pubblica nei confronti suoi e della sua musica dovrebbe piuttosto preoccupare che compiacere chi si proponga di comporre musica colta! Mi spiego meglio.
La fortuna popolare di opere mediocri sta oggi sotto gli occhi di tutti, e si può a ragione ritenere unico responsabile di questo fenomeno il potere che ha il sistema di comunicazione di massa nel veicolare messaggi e plasmare le opinioni in menti non molto abituate a riflettere in maniera critica, per soli scopi commerciali. Le faccio un esempio assai chiaro: la fortuna di scrittorucoli da quattro soldi che per notorietà superano le vette della letteratura mondiale. Naturalmente qui non si tratta di contare quanto abbiano venduto in assoluto i grandi scrittori, e rapportare il numero (che si troverà superiore) con le vendite di uno scrittorucolo qualsiasi. Si tratta invece di guardare alla diffusione popolare delle opere degli uni e delle opere degli altri. Nessuno che avesse una decente preparazione letteraria potrebbe dubitare dell’incommensurabile grandezza di un Cavaliere inesistente, se comparato a 100 colpi di spazzola prima di andare a letto: eppure un sondaggio popolare dimostrerebbe inequivocabilmente che la nostra brava gente comune ignora assolutamente l’esistenza del primo, ma si vanta di aver letto il secondo, per questo compiacendosi di far parte del novero dei fruitori di letteratura.
Non intendo offendere la sua sensibilità, come credo che il M° Ughi invece abbia fatto usando parole troppo pesanti, ma amicus Plato sed magis amica veritas: temo che sia questa stessa brava gente ad acclamarla nei teatri e a osannare alla sua musica. Lei però sostiene che la cosiddetta gente comune non vada sottovalutata: anch’essa è capace di scorgere il bello nell’arte. Saprà però che la musica è un arte assai particolare: essa si serve di un linguaggio che immediatamente colpisce l’animo dell’ascoltatore, ma paradossalmente veicola significati assai difficili da cogliere; altra cosa è ascoltare con piacere e gusto un brano musicale, altra cosa è comprendere la musica. Ora io mi chiedo come mai la gente comune non sia in grado di comprendere la musica di un Daugherty, di un Bernstein, di un Arvo Part, di un Cage (infatti non li conosce nessuno), ma è così acuta nel comprendere la sua! Quanti poi, che si vantano di aver assistito a un suo concerto, conoscono i grandi pianisti del Novecento: Michelangeli, Arrau, Richter? Constati le difficoltà che deve affrontare quell’artista contemporaneo che non compone per il grande pubblico o non è sotto l’egida di qualche potente editore; per un esecutore sarà invece assai facile affermarsi se in possesso di mirabolanti capacità tecniche, troppo spesso non accompagnate da qualità interpretative. Tutto questo è reso possibile dal fatto che oggigiorno a decidere anche della qualità di un artista non è più la sua arte, ma chi per essa si arricchisce.
Il nocciolo della questione è proprio qui: la sua musica ha tutto il diritto di esistere e di essere diffusa e ascoltata, e lei ha il dovere di continuare a esprimere nella forma musicale il suo spirito, secondo quello che il suo io lirico «ditta dentro». Ma ogni cosa dovrà rimanere al posto che le spetta di diritto: la musica colta tra la musica colta, la sua musica tra altri generi (forse anche un nuovo genere).
Se il suo io lirico continuerà a dettarle la musica che lei ha concepito finora, non le si potrà mai ascrivere la gratificante constatazione che Orazio faceva della sua poesia: Exegi monumentum aere perennius, che spetta di diritto a numerosi compositori contemporanei.
Io non ho voluto, con le mie dichiarazioni, celebrare una concezione aristocratica ed elitaria dell’arte e della cultura, ma è indubbiamente vero che la musica cosiddetta classica partecipi di tale carattere, e ciò va semplicemente appurato come un dato di fatto. A maggior ragione ciò è vero oggi, in un’epoca in cui la disgregazione dei valori tradizionali e la frantumazione dell’individuo e della società hanno generato un’arte altrettanto disorganica, di difficile comprensione, la quale più che avvicinare allontana chi ne fruisce. Ma in ogni epoca l’arte è arte, è cioè portatrice dei valori e delle forme di una determinata epoca: per dirla con lo Hegel che anche lei ha citato, in ogni epoca lo Spirito s’incarna in determinate forme, ogni epoca cioè esprime l’arte che le è propria e non può partorirne un’altra. Pertanto l’arte contemporanea va letta nell’ottica dell’uomo contemporaneo, e la sua musica è sicuramente parte della contemporaneità, nella misura in cui questo spazio le è riservato in base alle considerazioni fatte sopra.
Cosa dire della musica colta e del suo carattere elitario? Ciò che mi sento di auspicare è che la musica colta perda questo suo carattere non con il diventare popolare nella forma e nei contenuti, ma nell’elevare quanto più è possibile la gente comune, attraverso un processo educativo lungimirante, per far sì che un numero sempre maggiore di persone possegga gli strumenti culturali necessari per capire, ascoltandola, la musica classica. Fino a che questo tempo non sarà giunto, non potrò stupirmi del successo della sua musica, Signor Allevi, né dell’oblìo (invero momentaneo) che toccherà ad altri artisti.

Cordialmente e sperando in una sua risposta.

RISPOSTA DI ALLEVI

Caro Alessandro,
la ringrazio per avermi scritto una mail dal tono ragionevole, alla quale mi accingo a rispondere.
Ha perfettamente ragione nel notare uno stridente accostamento tra “valore artistico” e “numero di copie vendute”.
Questo è un grande problema.
Che la mia sia una musica colta, sembra un fatto evidente, essendo essa scritta, ed essendo io “cresciuto” in un ambiente accademico, che, col diploma in composizione, mi ha conferito il suo indubitabile imprimatur. (Le confesso che quando nel lontano 1997 avvenne alla Carnegie Hall di New York la prima esecuzione della mia composizione “Scherzo n.1″, e venni nell’occasione presentato come un giovane compositore di musica classica contemporanea, nessuno si scandalizzò…ma allora non vendevo quasi nulla. Ora, lo stesso album che contiene lo Scherzo n.1 è disco d’argento, ed io quindi, non sono più un compositore :-)

Infatti il successo di vendite di questi ultimi anni ha fatto di me, agli occhi del pubblico, una pop star a tutti gli effetti, e per l’ambiente accademico da cui provengo, ha significato entrare per me in una fascia, per così dire, di serie B.
E’ davvero un problema. Mi aiuta a risolverlo? A nulla sembrano valere i miei tentativi di ricordare che tutti i grandi del passato hanno avuto un profondo contatto col pubblico del proprio tempo (Mozart, Verdi, Rossini, Liszt, Bernstein, Gerswin) e quindi un grande successo, e molti di loro, hanno subito gli stessi attacchi e le stesse critiche che ora mi vengono mosse.
Posso solo dirle che forse è avventato esprimere un giudizio di valore definitivamente negativo sulla mia musica, che lascio solo al tempo, anche perchè, la maggior parte dei miei detrattori conosce appena una frazione della mia produzione, ed io stesso posso ancora comporre tanta e tanta musica.
Facendole un esempio letterario, io non posso dire che Baricco o Moccia siano degli scrittorucoli semplicemente perchè riscuotono un grande successo di pubblico. Molti dei grandi scrittori del passato che oggi osanniamo, nel loro tempo sono stati considerati degli scrittorucoli. Sarà il caso di attendere? Se Moccia viene così letto dai giovani, piuttosto che scagliare un anatema su di lui e sull’ignoranza della nostra società, perchè non ci soffermiamo a capire il motivo di tanto successo?

Spero di averle risposto, e spero tanto che i termini del dibattito possano spostarsi su argomentazioni più pacate.
Ma la sua mail ne è già una conferma.

Cordialmente

Giovanni Allevi

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15 Gennaio 2009

Maria Dragoni @ 1:01 pm:

Caro Alberto,ebbene si sono sicurissima dell’effetto che fa il Papa sulle folle e sui giovani,dell’effetto che fa Ughi sulle masse,sono d’accordo con te che i compositori moderni debbano esistere,guai se non fosse così!Però io che sono una cantante lirica affermata ti assicuro che ho scatenato deliri quanto quelli della leggera,all’arena di Verona inaugurai con Norma,2 ore di pioggia non impedì al pubblico di rimanere,con impermeabilini ed ombrellini nell’acqua,sembravano tanti funghetti,io ed il mitico Werner Herzog regista dell’opera eravamo allibiti,commossi,erano 16000 e rimasero lì c’era anche la Pivetti.L’opera iniziò e pubblico e critica furono estasiati,ovazioni e andarono a casa felici.La stessa situazione si presentò un paio di anni fa con un complesso rock,dopo un’ora di pioggia provarono ad iniziare il concerto ma non fu possibile perché i microfoni non funzionavano più e così il pubblico indignato se ne andò dopo aver protestato per il rimborso dei biglietti.Quando vinsi in tv prima assoluta su 220 di tutto il mondo(poco più che ventenne)si scatenò il putiferio mi volevano per la copertina d’amica,di me é stato detto da critici eminenti cose iperboliche,ma ho voluto avere i piedi a terra,ora dopo 25 anni di carriera dopo aver cantato in 120 città nel mondo,ancora si cre un’attesa spasmodica ad ogni mio concerto,in estate dovevano venire 1000 persone e ne sono venute 2500,decretandomi i soliti trionfi,a volte ho avuto deliri di pubblico durati un’ora e mezza.Schiva per natura provavo quasi paura e adesso devo sentire tanti luoghi comuni sul fatto che attira un genere al posto di un’altro.Amo tutti i generi musicali e anche Allevi deve avere il suo spazio,é il suo momento,solo che da quanto ho capito ha urtato più il suo caricare oltremodo il successo che sta avendo.Anch’io dai 14 ai 18 cantavo la leggera facevo l’indossatrice e dipingevo,di musica lirica non volevo saperne,mi spinsero a farla e solo ascoltando pazientemente la musica classica ho capito il genere,ciao,Maria Dragoni

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alberto reply on 16 Gennaio 2009:

Maria (consentimi la confidenza) mi congratulo per i successi che hai riscosso e continuerai a riscuotere, anzi sarei felice di poter assistere a qualche tuo concerto. Ti credo che in certe occasioni, alcune da te vissute come protagonista, ci siano folle ad apprezzare ma sinceramente, almeno dal campionario che io ho potuto valutare, l’ignoranza regna sovrana e ce lo ribadiscono i media. Tu stessa citi un’esperienza personale della tua prima giovinezza in cui non volevi saperne di lirica. Probabilmente sei stata fortunata ad avere qualcuno che ha saputo guidarti all’ascolto di musica che io definisco più profonda, probabilmente ti sei dapprima incuriosita e man mano hai iniziato a capire dove era la differenza e il tuo “palato artistico” è divenuto più esigente e ti ha stimolato ad approfondire un mondo prima inesplorato e ricco di bellezza. Bene il mio pensiero è che l’operazione Allevi, con tutti i limiti che ha, possa essere utile come ponte per tanti, almeno per catturare la loro attenzione e far venire la curiosità verso un mondo non esplorato da tanti (ahimè penso la maggioranza) appunto per ignoranza. Mi viene da sorridere quando sento persone che dicono “a me piace la classica”, domando: “cosa ?”, e mi rispondono tutto oppure scena muta. Tu mi insegni che la cosiddetta musica classica è a sua volta un universo di epoche, stili, forme, autori. Ognuno di noi è normale che abbia i suoi gusti e quindi dalla conoscenza possa scegliere cosa è più congeniale alla propria personalità o al momento che sta vivendo. Oltre all’aspetto critico c’è poi l’aspetto storiografico, la conoscenza dell’arte della musica nelle sue evoluzioni a prescindere dalle prorpie preferenze. Potremmo continuare per giorni, tu, che sei una professionista affermata, per mesi o anni. Penso che sia dovere di tutti noi avvicinare a questo mondo, farlo conoscere in modo che ognuno possa farsi la propria opinione, ma opinione critica, non derivante solo dalla non conoscenza. Anch’io pensavo che la lirica fosse un mondo a me non congeniale finché non mi è capitato, da studente, di condividere una stanza con un appassionato che mi ha esposto a quel mondo e mi ha fatto venire la curiosità. Ricordo ancora quando ho cominciato a chiedere di risentire certe arie della Traviata che spiccavano in mezzo ad altra cose e che avevano fatto scattare (ma guarda un po’ !) certe molle in me.
Allevi può essere un mezzo. Non è il più grande compositore dei nostri giorni: concordo, è un espediente: sì, se funziona si usi perché no. E’ un autore classico ? A me non mi interessa però i più pensano che somiglia ai classici forse solo perchè poche volte si sono soffermati ad ascoltare la bellezza di un pianoforte, di un suono limpido e chiaro, di un paio di voci che si intrecciano: va bene così, ha destato curiosità e tanto basta. Pensa che bello se qualcuno, incuriosito da questo pianoforte non si sia andato a ricercare un polveroso disco di notturni di Chopin che fino a ieri considerava solo come musica della pubblicità.
Non si vuole obbligare nulla a nessuno, lo stesso Allevi può trarne beneficio per approfondire il suo linguaggio.
A risentirci, Ciao.

19 Gennaio 2009

Maria @ 8:44 pm:

Caro Alberto,ti sai esprimere,t’invio una breve risposta altrimenti diventa il blog dell’epistolario Alberto-Maria;penso che anche lo scontro Ughi-Allevi sia stato utile perché ha fatto riflettere in tanti su un tema interessantissimo,aprendo in noi nuovi orizzonti,però pur amando i nuovi compositori coinvolgenti che hanno il diritto di sperimentare,di farsi capire nel tempo come succedeva a Verdi,Mozart,Bellini,Puccini,che non supportati dalla pubblicità odierna,rimanevano umili,costanti,tutto qui,la paura e l’ansia che mettono quelli che gestiscono gli artisti da metà ‘900 ad oggi,non fanno crescere e durare nel tempo gli artisti classici,non so se Allevi é un personaggio solo moderno originale ed estroso che usa a proprio piacimento parametri classici,come già fece Branduardi che stimo tanto o si definisce superiore ai giganti del passato,non lo so,comunque in casa nessuno mi ha sensibilizzato a niente,ho fatto da sola,non mi avvicinai alla lirica con Claudio Villa,bravo nel suo genere ma con la voce di Del Monaco,dagli altoparlanti al mare si udì”un’amore così grande’ cantato da Del Monaco rimasi folgorata,da Claudio Villa lo stesso brano era insipido,lui mi piaceva in Granada,comunque basta,ho scritto tanto,grazie e ti saluto,vedremo,il tempo é galantuomo e ci dirà la verità,ai posteri l’ardua sentenza,ciao!Maria

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24 Luglio 2009

Luca @ 11:22 am:

Allevi non mi disiace. Le critiche del Maestro Ughi le trovo
di cattivo gusto, soprattutto dall’alto del suo potere…
Se la musica d Allevi ha qualcosa di profondo, durera’ altrimenti sparira’. Pero’ forse qualcosa di buono Allevi l’ha
gia’ fatto, spronare i giovani compositori a trovare un loro spazio. Molta della musica colta del passato era anche popolare. Forse uno dei grandi problemi di oggi e’ proprio il distacco della sfera intellettuale dalla vita reale. Quando queste cose accadono e’ pericoloso. Si, bisogna riuscire a parlare a tutti. Perche’ le folle devono essere mosse solo da chitarristi strafatti e ubriaconi? Che qualcuno che ha studiato Hegel riesca a muovere le folle mi sembra gia’ una buona cosa… O vogliamo che alle folle ci parli solo la Lega? E allora si, e’ una necessita’ oggi, la sfera intellettuale deve parlare al grande pubblico. Forse e’ questo il canone estetico dei nostri giorni. Non so se e’ questo che pensa Allevi, pero’ e’ per questo che reputo giusta le sua battaglia di definire la sua musica, colta e classica contemporanea.
Forse Allevi non e’ il nuovo Mozart del 2000, ma forse grazie anche a lui il nuovo Mozart potra’ emergere…

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