2 Agosto 2009

Mori… Bondi: il bellissimo blob di RAI3 di ieri sera

Dai, distraiamoci un momento con un video satirico andato in onda ieri sera su RAI3. Un bellissimo BLOB. Fantastico il titolo…ridiamo, dai, per non piangere…

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29 Luglio 2009

Fus: l’elemosina di Berlusconi: le reazioni

Silvio BerlusconiDopo settimane di appelli, manifestazioni di piazza, ordini del giorno bipartisan - scrive l’Ansa -Silvio Berlusconi annuncia la buona novella al mondo dello spettacolo ridotto alla canna del gas dai tagli ai finanziamenti pubblici: un decreto per incrementare le risorse del fondo unico dello spettacolo. Il traguardo, chiarisce il premier, sono 60 milioni di euro (contro i 200 chiesti dall’opposizione…). (Da erogare a chi, di grazia? Si apre la guerra tra i poveri e i meno poveri…)
Comunque un segnale, commenta l’ex ministro Buttiglione. Ma dal Pd, augurandosi che la promessa sia rispettata, si parla di elemosina. E in previsione della Mostra di Venezia, la mobilitazione non si ferma. “Di promesse -spiega per Centoautori Stefano Rulli - ne abbiamo sentite tante”.
Il ministro Bondi, esponendo le sue priorità, chiede per il Fus “un reintegro parziale, ma non di più” (sic!!!), ribadendo la necessità delle riforme. “Bisogna liberare la cultura dai rapporti con la politica”, dice il ministro, spiegando che i settori meno legati al contributo dello Stato sono stati quelli che hanno avuto più sviluppo (ah, sì? Fornisca dati certi e numeri, prego…).

“Certo anche lo spettacolo deve essere capace di uscire dall’assistenzialismo e dall’elemosina di Stato - interviene Berlusconi - però ora è chiaro che non possiamo far chiudere i teatri come La Scala e quindi aumenteremo i fondi a disposizione dello spettacolo”. I tempi non vengono precisati. Le possibilità sono diverse, si apprende poi da fonti del ministero, anche se l’ipotesi più apprezzata e forse anche la più probabile, sarebbe quella di un reintegro legato alla riforma delle fondazioni liriche che Bondi punta a presentare nella prima riunione di settembre del consiglio dei ministri. Il testo c’é già, e chi l’ha letto parla di una riforma “dura e severa”, come del resto il ministro ha più volte annunciato, che riporti le Fondazioni liriche sul mercato europeo ed elimini le sacche di privilegio.

Sulla necessità di fare leggi e riforme anche per cinema e spettacolo dal vivo, sono tutti d’accordo, dai parlamentari della maggioranza che in queste settimane hanno sostenuto la battaglia per il Fus insieme con i colleghi dell’opposizione, alle associazioni dello spettacolo, in prima fila l’Agis, che accoglie con soddisfazione l’annuncio dell’imminente reintegro. Soddisfazione condivisa anche dal regista Maurizio Scaparro, che per protesta contro i tagli aveva deciso di non ritirare questa sera il premio Charlot alla carriera e dopo l’annuncio di Berlusconi cambia idea.

Ma nel Pd come nell’Idv si guarda ai 60 milioni come a poca cosa. “l’obiettivo resta il reintegro integrale”, fa notare De Biasi (Pd), mentre Giambrone (Idv) parla di “brodino caldo che non risolve il problema”. Barbareschi e Carlucci (Pdl) cantano vittoria ma avvertono, “le riforme sono necessarie altrimenti si tratterà di un’indegna caccia al denaro”.

Il cinema in rivolta intanto non ferma la mobilitazione, attesa anche per domani alla conferenza stampa di presentazione della Mostra di Venezia: “Finché non saremo di fronte ad una legge - dice Rulli - atti concreti, cifre adeguate alle necessità del cinema italiano, la nostra mobilitazione andrà avanti”.

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24 Luglio 2009

FUS: il Presidente Napolitano risponde alla lettera appello ricevuta

Il Presidente Napolitano condivide le preoccupazioni sul FUSIn seguito alla nota e dolorosa vicenda dei tagli al FUS, è stata indirizzata al Presidente Napolitano una lettera-appello, da parte dei Parlamentari Gabriella Carlucci, De Biasi, Barbareschi, Vita, Granata e Ghizzoni. Il capo dello stato ha così risposto alla lettera, direttamente dal sito del Quirinale:

Condivise le preoccupazioni rappresentate da Parlamentari sul FUS

“Non esito a condividere le preoccupazioni che mi rappresentate”. Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto a una lettera-appello ricevuta da alcuni parlamentari sulle questioni del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS). Il Capo dello Stato, pur consapevole dei limiti che segnano i suoi compiti e doveri istituzionali, richiama il convincimento espresso in diverse occasioni che “occorra un impegno molto più deciso e concreto a favore di un costante sviluppo di tutte le manifestazioni della cultura e dell’arte italiana”. In particolare, sull’”allarme per lo stato dello spettacolo” e “sulla riduzione dei finanziamenti per il FUS”, il Presidente scrive: “Al di là dell’esito di imminenti votazioni in Parlamento, rispetto alle quali non posso ovviamente intervenire, ritengo che anche in vista della prossima legge finanziaria e delle decisioni per il 2010 si debba da ogni parte porre il problema di cui vi siete fatti portatori”. Per il Capo dello Stato è “decisivo il più vasto chiarimento sulle priorità cui ancorare la spesa pubblica”. In questo senso ha assicurato “convinto invito alla riflessione e a ogni possibile ripensamento”.

Palloncini neri in piazza contro i tagli al FUSEd ecco invece il testo di un’altra lettera appello, del 16 luglio, firmata dalle più importanti associazioni Nazionali del mondo dello spettacolo:

Al Presidente della Repubblica
On. le Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
00187 Roma

Roma, 16 luglio 2009

Signor Presidente,

ci rivolgiamo a Lei non solo per l’alta carica che ricopre, ma perché conosciamo da tempo la Sua sensibilità e passione civile, l’amore per le arti in tutte le sue forme e rappresentazioni; e La conosciamo altresì come persona estremamente sensibile allo sviluppo della vita civile e democratica del nostro paese. Continua a leggere cliccando qui: FUS: il Presidente Napolitano risponde alla lettera appello ricevuta

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22 Luglio 2009

Comunicato stampa del Cordinamento Nazionale dello Spettacolo

La manifestazione di Roma contro i tagli al FUSRiceviamo, e volentieri pubblichiamo, il seguente COMUNICATO STAMPA:

GLI ARTISTI NON SONO LE PEDINE DI UNA SCACCHIERA, MA LO SCACCO MATTO

Il Coordinamento Nazionale dello Spettacolo si muoverà in direzione di una proposta di Legge Quadro dello Spettacolo che fissi degli indirizzi ben precisi di carattere generale, intervenendo con dei regolamenti che permettano di valorizzare le specificità di ogni comparto.

Lo Stato non deve investire meno, ma meglio, con una gestione più oculata e trasparente del Fondo Unico per lo Spettacolo (circa 500 milioni di euro l’anno). Nessuno deve ridurre il Fus, ma il Fus deve essere riformato, in particolare rivalutando la distribuzione delle risorse economiche.

Tutti i finanziamenti pubblici allo spettacolo devono essere trasparenti attraverso la costituzione da parte dello Stato di una banca-dati nazionale alla quale possano accedere tutti i cittadini, che i dirigenti delle società pubbliche nel settore spettacolo.
Il nostro compito - sottolinea Massimiliano Metalli Segretario Nazionale del Coordinamento Nazionale dello Spettacolo - sarà quello di promuovere attivamente una riforma dell’educazione musicale e dei conservatori, a far rinascere i teatri di provincia un tempo detti di gavetta, ad affidare gli enti lirici a persone davvero competenti, o sarà la morte del melodramma, dell’opera, di un patrimonio artistico e culturale per quale un tempo l’Italia era invidiata in tutto il mondo !!!

Ci vuole DETERMINAZIONE, fantasia, innovazione.
Per gli artisti italiani, per i musicisti italiani in particolare, non c’è spazio. Non c’è nessuno che si prenda la briga di difenderli, di valorizzarli !!!
Cancellato il ministero dello spettacolo, eccoci in ginocchio a subire i capricci e i ricatti delle multinazionali spalleggiate da agenti che non tengono certo in considerazione i meriti e le capacita’ degli artisti ! per loro sono solo pedine di una scacchiera … ma noi, se vogliamo possiamo vincere la partita!

Occorre salvaguardare, promuovere, valorizzare!!! le forme di espressione musicale e di creativita’ ancorate alle nostre tradizioni culturali, svolte da complessi costituiti in associazioni e fondazioni riconosciute.
Il teatro italiano è vita, ed è soprattutto cultura! La civiltà di una nazione si misura dal numero dei suoi teatri, dal numero dei suoi spettatori e dalla qualita’ dei suoi artisti se i numeri li vogliamo fare davvero!

Il teatro italiano ha alle spalle la straordinaria eredità del teatro greco e romano. E’ legato a doppio filo con la storia della nostra cultura: dai giullari al teatro colto e raffinato del rinascimento, da Machiavelli a Goldoni a Pirandello a De Filippo.
Silvio D’amico ha sottolineato il posto d’onore occupato dal teatro italiano nella civiltà umana.

Dobbiamo tutelare - aggiunge Massimiliano Metalli - questo nostro patrimonio; tutela non vuole dire solo finanziamenti - che certo devono esserci -, tutela vuol dire anche saper valorizzare e innovare.
Il teatro italiano ha talenti, quelli che si sono fatti già apprezzare per la loro eccellenza - attrici, attori, autori, registi, costumisti, scenografi e molte voci nuove pronte a dare il meglio: giovani autori e giovani attrici e attori. devono essere incoraggiati e sostenuti!
Il teatro non deve essere un segmento a se stante del circuito dello spettacolo la sua integrazione nel sistema mediatico contemporaneo è una nuova sfida ed una nuova frontiera.
In particolare la televisione di Stato dovrà riprendere l’attenzione per il teatro di prosa e d’opera, che contribuisca a rivitalizzare i grandi festival teatrali e valorizzi i progetti di scambio di respiro europeo perché il teatro fa circolare le idee e unisce i popoli.
Lo spettacolo va considerato una primaria opportunità di sviluppo del Paese ed una risorsa preziosa per l’economia, per la coesione sociale e l’immagine internazionale del nostro Paese, una linfa preziosa per l’identità nazionale, il patrimonio di una storia e di una tradizione da valorizzare nel mondo.

Il futuro del nostro teatro e di tutte le forme-spettacolo - conclude Massimiliano Metalli - è nel coinvolgimento sempre crescente dei giovani.
Ricordate una cosa… il fascino del teatro, quella immediatezza di rapporto che si crea fra il palcoscenico e il pubblico, è magia… lo spettatore si fonde con essa per regalarci un dono, la vita sotto tutte le sue forme!
Tutti dobbiamo essere uniti a questa grande iniziativa”.

Massimiliano Metalli - Segretario Nazionale del Coordinamento Nazionale dello Spettacolo

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21 Luglio 2009

Riparliamo della legge Quadro sullo spettacolo dal Vivo

l'On Luca BarbareschiIn occasione delle clamorose proteste per i tagli al FUS, e per capire meglio di cosa parli l’On. Barbareschi quando ieri ha dichiarato, durante la manifestazione nazionale davanti a Montecitorio, che “Ma è necessario che lo spettacolo sappia anche ripulire i propri bilanci, tagliare gli sprechi, assumere una diversa coscienza imprenditoriale… “, mi sembra molto utile riparlare qui della Legge Quadro sullo spettacolo dal vivo.

La “Proposta di Legge Quadro per il riordino complessivo di tutti gli ordinamenti dello spettacolo dal vivo” è stata presentata dagli Onorevoli Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi il 29 aprile 2008.

Secondo quanto afferma l’On. Carlucci, (che, come è noto, come pure l’On. Barbareschi, è una protagonista molto nota nel mondo dello spettacolo - e la loro conoscenza diretta e concreta delle problematiche dello spettacolo, devo dire, si nota subito, ed è un’ottima cosa), la proposta verrà approvata dal Parlamento entro la fine dell’estate 2009.

Si tratta di una legge molto articolata, che affronta praticamente tutti i temi che interessano lo spettacolo dal vivo.
Poiché ho l’impressione che, tutto sommato, se ne sia parlato poco, mentre si tratta di un passaggio di importanza fondamentale per questo comparto dell’arte italiana (la cosa riguarda tutti, ma proprio tutti, artisti, editori, impresari, fondazioni), vi invito a documentarvi, leggendo il documento originale, reperibile su Internet, e qui sul nostro blog: http://lnx.classicaviva.com/wp/2008/06/19/leggiamo-la-proposta-di-legge-quadro-carluccibarbareschi-sullo-spettacolo-dal-vivo/.

In pratica, partendo dall’importante assunto del “prioritario interesse nazionale di una politica nazionale dallo spettacolo dal vivo”, considerando “lo spettacolo un’opportunità e una risorsa per l’economia, la coesione sociale e l’immagine del nostro paese, un valore aggiunto di una identità, di una storia e di una tradizione da valorizzare”, si propongono semplificazioni, sgravi e agevolazioni fiscali per tutti i comparti dello spettacolo dal vivo (tra cui - importantissimo! - la riduzione dell’IVA al 4% sui supporti e gli strumenti musicali), la promozione dei nuovi talenti, dell’insegnamento delle discipline artistiche, la sensibilizzazione e la promozione del pubblico, la tutela sociale degli operatori del settore… e molto altro.

L’unico punto che mi sembra opinabile (e preoccupante) è la richiesta - che sta venendo avanti in questo periodo - di inserimento della musica cosiddetta “popolare” tra le attività sostenute dal FUS (Fondo Unico per lo spettacolo); che ha già subito pesantissimi tagli, mettendo in crisi fondazioni Liriche e concertistiche e tutte le associazioni musicali che tentano di diffondere la musica “colta”. La coperta è già molto corta: se la tiriamo ancora… rischiamo di restare tutti al freddo!

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20 Luglio 2009

EMERGENZA: Mobilitazione nazionale dei lavoratori dello spettacolo - Roma

Lo spettacolo è finitoRiceviamo da parte del Gruppo “100 Autori” di Facebook,  il seguente comunicato, che volentieri pubblichiamo, aderendo anche noi a questa iniziativa:

Mobilitazione di tutto il mondo dello spettacolo, OGGI, alle ore 17.00, in Piazza Montecitorio. Inoltrate e diffondete.

EMERGENZA CULTURA, SPETTACOLO, LAVORO

Se l’italia è famosa nel mondo per il suo cinema, il suo teatro, la sua danza, la sua musica lo si deve anche a noi.
Siamo tanti, più di 200.000, in larga parte precari, intermittenti, non tutelati in materia di diritti e garanzie
sociali. Siamo i lavoratori dello spettacolo. Da oggi una categoria in via di estinzione. Perché lo stato italiano
investe per il nostro settore quindici volte meno di quello che fanno gli altri Stati Europei. Perché il governo
Berlusconi, dopo aver colpito tutti i settori della cultura, della scuola e della ricerca, sta azzerando, in un processo avviato da tempo, il finanziamento previsto per il Fondo Unico dello Spettacolo del 2009 e dimostra così di continuare a considerare l’arte e lo spettacolo come una spesa invece che un investimento. Perché il ministro Bondi davanti al Presidente della Repubblica ha solennemente promesso il suo reintegro e invece il decreto che sta per essere approvato in Parlamento in questi giorni dimostra che ha solennemente mentito.
Dai prossimi mesi si vedranno meno film, meno spettacoli teatrali, meno concerti, meno serie televisive, meno
artisti, si avranno meno lavoro e meno idee – in un panorama di pretesi risparmi che finiranno per rendere il
paese più povero di emozioni, di pensieri, di capacità critica, di profondità, di energia creativa, di identità
nazionale.
Noi siamo qui per chiedere ai parlamentari di tutti i partiti di impedire quello che si configura come un
pressoché totale annientamento della produzione artistica italiana. E per difendere il diritto del Paese ad avere una
cultura e una comunicazione degna di questo nome.

Gli autori di cinema, di teatro e di televisione, gli attori, i musicisti, i ballerini, gli scrittori, gli agenti e tutti i lavoratori dello spettacolo, dell’arte visiva, della cultura, della ricerca e dell’informazione.

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5 Marzo 2009

Povero Puccini… gli hanno tolto la sua musica!

Alessio Boni interpreta Giacomo PucciniScusate, ma non resisto alla tentazione di commentare lo sceneggiato RAI andato in onda nei giorni scorsi, dedicato alla vita di Giacomo Puccini.

Errori e luoghi comuni: la fiction su Puccini fa infuriare i melomani” - titola un articolo del Corriere della Sera.

Va beh, si sapeva, era uno sceneggiato nazional popolare. Ma ben venga, se può avvicinare la gente alla figura di Puccini. E alla sua musica… già, la sua musica! Ma dov’era la sua musica, diamine? Confinata a poche, troppo poche scene (ineliminabili, ovviamente), sulla messa in scena di alcune sue opere… e a qualche passaggio al pianoforte, per mostrarne il travaglio creativo. E poi, orrore, a fastidioso commento di tutto lo sceneggiato,  musiche non sue, di tal Padre Frisina, che, poveraccio, ha anche tentato di fare del suo meglio, ma gli era stata affidata, davvero, una “mission impossible”!

Un compito da fare tremare le vene nei polsi: mostrare Puccini che cerca la sua Turandot, con altro commento musicale! Ma che cosa è venuto in mente agli sceneggiatori? La lezione di Visconti, ahimè, è lontana, troppo lontana.

Non è che siamo melomani incontentabili. E’ che quando si parla di musica, e della vita di un genio che compone musica (e che musica…), proprio non si può, e non è davvero immaginabile, inserire il commento musicale di un altro autore. Neanche se questo autore, to’, si chiamasse Schubert, o Beethoven. E’ proprio che - direbbe Di Pietro - che c’azzecca?

Tu vedi Puccini camminare malato per strada, arrovellarsi disperato perché non trova la musica per la sua Turandot e sa che sta per morire… e gli metti in sottofondo la musica di Frisina? Che, oltretutto, cerca di adattarsi al personaggio che deve commentare, orecchiandone e scopiazzandone spunti musicali e clima armonico? Bah.  Mi piacerebbe moltissimo chiedere ai geni che hanno fatto questa pensata cosa avevano in mente, e perché hanno fatto questa scelta. Secondo loro, quando un musicista sta componendo un’opera, e ne è ossessionato, va in giro a pensare compulsivamente il tema di un altro compositore?

Misteri RAI. Certo si è persa una magnifica occasione di ascoltare più musica di Puccini. E anche di evitare alcuni errori storici (come la falsa storia con Doria), che da poco è stata completamente rivista e corretta dal regista Paolo Benvenuti (ricordate i nostri post sul suo bel film “La fanciulla del lago?”). Benvenuti parla apertamente e duramente di “ignoranza e disprezzo del pubblico”.

E poi, poveri Illica e Giacosa, ridotti a macchiette. Per non parlare di Toscanini, che sembrava imbalsamato. Una roba da museo delle cere…

Unica nota positiva: a me il protagonista è piaciuto: Alessio Boni ha dato verità al suo personaggio, spessore umano, tenerezza, passione e slancio. Pur ingabbiato in una sceneggiatura infarcita di luoghi comuni e flash back (aiuto, non ne possiamo più dei flash back!)  questo attore bello, affascinante e davvero bravissimo è riuscito a commuovere, a essere ironico, irresistibilmente simpatico e seduttivo, a incarnarsi quasi nel grande Giacomo, al quale è riuscito anche a somigliare molto, e a far quasi dimenticare, a tratti, tutto il resto. Persino la musica di Frisina… E scusate se è poco. Bravo. Ricorderemo, almeno, il suo eroico tentativo di salvare lo sceneggiato.

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25 Febbraio 2009

Infuriano le polemiche sull’articolo di Baricco: ecco il dibattito a Repubblica TV

Alessandro Baricco, molto amato in questo momento...Cari amici, dopo l’articolo di ieri di Alessandro Baricco su “La Repubblica”, erano inevitabili strascichi e polemiche. Le dichiarazioni di Baricco sono piombate come una bomba sul già allarmatissimo mondo dello spettacolo, già messo a dura prova dai tagli al FUS e dalla clamorosa discesa in campo dell’AGIS (vedi nostro post precedente).

Ne abbiamo parlato ieri diffusamente anche ieri a Radio Classica, nella trasmissione “Ultimo Grido” delle 16, condotta da Luca Ciammarughi, della quale sono ospite fissa ogni martedì.

Citiamo, per tutti, solo alcuni commentiLuca Barbareschi, attore e deputato del PDL: “Ma proprio Baricco che ha fatto teatro a botte di sovvenzioni? Il sistema dello spettacolo in Italia non va rotto come dice lui, va risistemato come in Francia, Germania, Inghilterra, ora perfino America: l’intervento dello Stato ci vuole. Chi deve andar via è la politica che ha egemonizzato poltrone, denari, tutto”. E incalza il premio Nobel Dario Fo: ”Ci vogliono regole trasparenti”, dice Fo, “per rispetto anche del pubblico. Ma sul finanziamento non si discute: anzi in Italia la percentuale del Pil alla cultura è dieci volte inferiore alla media europea”. La proposta di Baricco di finanziare la tv è la più spinosa da digerire. E il musicista premiato con l’Oscar, Nicola Piovani: “Una sciocchezza così non l’avevo mai sentita. A Roma si dice “Levateje er vino“”.

Ma, per saperne di più ed entrare davvero nel vivo del dibattito, ecco, per voi, il video che abbiamo registrato dalla diretta della bellissima trasmissione di Repubblica TV, un vero esempio di TV intelligente, di informazione puntuale e sempre attualissima, un dibattito ben condotto e moderato dai bravissimi Paolo Garimberti e Edoardo Buffoni. Questa è la vera TV, questo è il futuro dell’informazione: grazie, Repubblica!

Riportiamo il video per chi non avesse potuto seguire la diretta, andata in onda al mattino, in pieno orario lavorativo. Trovate comunque tutti i video di Repubblica nel sito http://tv.repubblica.it . Sono intervenuti in studio a Roma Vincenzo Cerami, e in studio a Milano Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla Cultura del Comune di Milano. In collegamento telefonico Francesco Ernani, Sovrintendente teatro dell’Opera di Roma, Carlo Fuortes, di “Ad fondazione musica per Roma”, oltre a Ottavia Piccolo, attrice di teatro, e a Elio De Capitani, attore.

 
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24 Febbraio 2009

E, in clamorosa controtendenza, l’articolo di Baricco “Basta soldi pubblici al teatro…”

Lo spettacolo è finito...Ho appena finito di pubblicare un disperato appello  dell’AGIS contro il taglio dei fondi pubblici allo spettacolo (il famoso FUS, Fondo Unico per lo Spettacolo), ed ecco, completamente in controtendenza (e in contropiede…) un articolo di Alessandro Baricco su “La Repubblica” di oggi.

Leggetelo, sta facendo molto discutere. Anche nei commenti dei lettori. In ogni caso, dico, in una parola, la mia: togliere i denari ai teatri per darli alla TV (che, oltre tutto, non mi sembra ne abbia bisogno), mi sembra, più che bizzarro, suicida. Bene per i fondi alla scuola, per educare un nuovo pubblico (su questo siamo tutti d’accordo…). Ma il vero problema è: chi amministrerebbe i fondi per fare cultura in TV? In quest’orgia di festivaldisanremo, di grandifratelli, e di falsi “amici” che si tirano i coltelli in diretta tv, siamo proprio sicuri che la grande musica e il grande teatro troverebbero posto e collocazione? Con le attuali logiche di profitto e i palinsesti costruiti sull’auditel? E, soprattutto, con gli attuali amministratori e gli attuali padroni del vapore? No, Baricco, ci vorrebbe, PRIMA, una grande rivoluzione culturale… Di tipo quasi cinese, va’…

Ma leggete, leggete direttamente. Per vostra comodità, riporto qui integralmente il testo dell’articolo:

Basta soldi pubblici al teatro
meglio puntare su scuola e tv

di ALESSANDRO BARICCO

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24 Dicembre 2008

Il successo di Allevi mi offende, dice Uto Ughi

Il Maestro Uto UghiCari amici, scusate se turbo un poco l’atmosfera natalizia piena di amicizia e di amorevoli dichiarazioni di intenti. Ma proprio oggi, sul quotidiano “La stampa” è stata pubblicata una intervista al Maestro Uto Ughi, che è stato particolarmente duro nei confronti del “fenomeno Allevi“, dopo avere ascoltato il concerto da tenuto da questo pianista-compositore nell’Aula del Senato lo scorso 21 dicembre, nel corso del quale ha eseguito proprie musiche, suonando e dirigendo anche un’orchestra sinfonica.

Si parla molto di Giovanni Allevi tra i musicisti. C’è chi è pro, chi è contro, chi lo osanna e chi lo detesta.  Di sicuro questo pianista arrivato al grande successo alla soglia dei quarant’anni non lascia indifferenti.

Ma, a cantarle così chiare e secche, finora, non si era azzardato ancora nessuno, nell’ambiente della Classica.
Ecco, ci ha pensato ora il grande violinista Uto Ughi, che, come è noto, non ha peli sulla lingua e dice sempre quello che pensa.

il Maestro Giovanni AlleviIn questo caso se la prende soprattutto con il sopravvalutato fenomeno mediatico, con la moda che porta molti a osannare Allevi, forse per timore di cantar fuori dal coro e di non essere in scia con la moda del momento. Perché proprio e soprattutto di moda si tratta, dopo tutto.

Ma leggiamo direttamente qualche frase ripresa dall’articolo di Sandro Cappelletto su “La Stampa”, che potete trovare a questo link. Sono giudizi davvero molto duri, che riportiamo per dovere di cronaca, ma che indubbiamente in alcuni aspetti, i più eclatanti, sono sicuramente condivisibili. Soprattutto quando Ughi parla della frase di Allevi «La mia musica avrà sulla musica classica lo stesso impatto che l’Islam sta avendo sulla civiltà occidentale?». Ecco, davvero, che nessuno si beva queste sciocchezze, per carità. Comunque, commentate, cari lettori. Parliamone. Con equilibrio e calma, ma parliamone. Non fa certo male alla musica approfondire questi discorsi. Siete d’accordo con Ughi?

«Che spettacolo desolante! Vedere le massime autorità dello Stato osannare questo modestissimo musicista.»

Uto Ughi non ha troppo apprezzato il concerto natalizio promosso dal Senato della Repubblica che ha avuto come protagonista il pianista Giovanni Allevi. Il nostro violinista lo ha ascoltato - «fino alla fine, incredulo» - dalla sua casa di Busto Arsizio e ne è rimasto «offeso come musicista. Pianista? Ma lui si crede anche compositore, filosofo, poeta, scrittore. La cosa che più mi dà fastidio è l’investimento mediatico che è stato fatto su un interprete mai originale e privo del tutto di umiltà. Il suo successo è il termometro perfetto della situazione del Nostro Paese: prevalgono sempre le apparenze».

Che cosa più la infastidisce di Allevi: la sua musica, le sue parole? «Le composizioni sono musicalmente risibili e questa modestia di risultati viene accompagnata da dichiarazioni che esaltano la presunta originalità dell’interprete. Se cita dei grandi pianisti del passato, lo fa per rimarcare che a differenza di loro lui è “anche” un compositore. Così offende le interpretazioni davvero grandi: lui è un nano in confronto a Horowitz, a Rubinstein. Ma anche rispetto a Modugno e a Mina. Questo deve essere chiaro».

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